Le illustrazioni in testa agli articoli e ai corsi di MikroTik Dojo non sono foto né disegni fatti a mano: sono generate da un computer, in casa, con un metodo che lascia molto spazio al caso. Qui spiego come.
È un esperimento tecnologico: vedere fin dove si può arrivare con strumenti locali per illustrare un blog tecnico in modo simpatico, elegante e sempre a tema, senza ripetere due volte la stessa immagine.
Le immagini non hanno lo scopo di descrivere in dettaglio l’argomento dell’articolo. Possono suggerirlo con qualche elemento, ma sono surreali per scelta: servono a divertire e a decorare, senza la pretesa di essere una spiegazione illustrata.
Dove vengono generate?
In locale, su un server con scheda grafica che gestisco io, con ComfyUI, un programma libero per comporre catene di generazione di immagini. Nessun servizio esterno riceve i testi o le immagini, e nessuna immagine viene presa da internet.
Come nasce una testata?
Ogni immagine parte da una piccola estrazione a sorte. Per ogni sezione del sito (sicurezza, avvisi, firmware, news, corsi, prodotti) esiste un elenco di ingredienti, e il programma ne pesca alcuni a caso:
- un’ambientazione: un castello, un porto, una colonia lunare, una serra di macchine;
- un personaggio, quasi sempre una creatura strana o un animale buffo;
- un’atmosfera fra horror, fantascienza, steampunk e l’orrore cosmico alla Lovecraft;
- il colore dominante dello sfondo, a rotazione;
- spesso, un tocco di scacchi: una torre usata come faro, una regina di cristallo, pezzi caduti come rovine.
Per le vulnerabilità c’è un ingrediente in più, ricavato dall’argomento: se il problema permette di prendere il controllo, nella scena qualcuno finisce al timone; se blocca un servizio, qualcosa crolla.
Con questi ingredienti un modello linguistico privato, che gira in locale sui miei server, scrive una breve descrizione della scena. Da lì il generatore di immagini fa il resto: composizione, dettagli e gag sono lasciati alla sua creatività. Lo stile è quello delle copertine di fantascienza degli anni ’60 e dei dischi di rock progressivo degli anni ’70, grazie a un LoRA che ho addestrato apposta su questo genere di illustrazioni.
Due esempi

Una vulnerabilità del servizio web che permette a un estraneo di prendere il controllo. Gli ingredienti estratti erano una colonia lunare con un grande portellone rotondo (l’ingresso, cioè il servizio web esposto), una mummia come personaggio e, ricavato dall’argomento, l’effetto «l’intruso finisce al comando». Il risultato: una mummia comodamente seduta sulla poltrona del comandante, volante in mano. Non spiega la falla, ma il senso arriva: qualcuno che non dovrebbe stare lì ha preso il timone.

Un avviso di MikroTik: con certe versioni, alcuni apparati LTE danno problemi. Qui l’idea è il pericolo segnalato: il faro che avvisa sulla costa e una capra che si ferma proprio sul bordo della scogliera, un passo prima del vuoto. La scacchiera che vola fra le nuvole, invece, non significa niente: è il tocco di scacchi estratto a sorte, solo per il gusto dell’assurdo.
Ci sono controlli?
Sì, automatici: ogni immagine viene esaminata da un altro modello locale e privato, capace di “vedere” le immagini, che cerca scritte, figure umane o pagine bianche; se ne trova, l’immagine viene rigenerata. Nelle scene non compaiono persone reali, marchi o loghi inventati.
Restano comunque immagini decorative: non contengono informazioni tecniche, e qualche dettaglio può uscire strano o imperfetto. Fa parte del gioco.
Perché un polpo?
Perché chi fa il nostro lavoro avrebbe bisogno di otto braccia. In una giornata qualunque un tecnico di rete configura un router, risponde al telefono, insegue un cavo dentro un armadio, legge un changelog e intanto tiene d’occhio il monitoraggio. E anche i router MikroTik sono così: lo stesso apparato fa routing, firewall, VPN, Wi-Fi, DHCP e un’altra dozzina di cose, tutte nello stesso momento.
Il polpo è l’animale del multitasking: otto braccia, e gran parte dei suoi neuroni sta proprio nelle braccia, che possono lavorare ognuna per conto suo. In più ha tre cuori: la ridondanza che vorremmo in ogni rete. Per questo nel dojo il sensei è un polpo viola, e chi entra nel dojo è un polpetto apprendista: comincia in cintura bianca con i tentacoli ancora sottili e cresce, cintura dopo cintura.
Un’immagine ti disturba?
Se per qualsiasi motivo un’immagine ti sembra inopportuna, offensiva o semplicemente fuori luogo, scrivimi a gianni@mikrotikdojo.com indicando la pagina: la sostituisco il prima possibile.