Credevo anch’io che il dark web fosse lo scaffale degli exploit: il posto dove chiunque prende lo 0-day pronto. Poi ho costruito uno strumento per guardarci davvero dentro — un motore di ricerca — e ho trovato un’altra cosa. Non un’armeria. Una discarica di dati rubati, riempita ogni giorno dalla stessa macchina: il ransomware a doppio ricatto.

Avevo in testa il modello vecchio del ransomware: ti cifrano i file, non paghi, non li recuperi. Backup a posto, problema risolto. È falso da anni. Oggi funziona così (lo chiamano doppia estorsione): prima di cifrare, l’attaccante copia via tutto. Poi cifra. E il ricatto diventa doppio: «paga, o (a) non riavrai i dati e (b) li pubblico». Se non paghi, a scadenza del countdown, su un leak site nel dark web compaiono gigabyte della vittima — scaricabili da chiunque.

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